Baby _Body_ Language

Baby Body Language

Le emozioni  nascono con i bambini

Pediatrico - Bambino2

Il mondo interno del bambino

Noi tutti tratteniamo esperienze nei nostri corpi e il concetto di memoria del corpo è ormai ampiamente riconosciuto tra i terapeuti a orientamento corporeo. Crescendo non veniamo educati o incoraggiati a portare attenzione al nostro mondo interno di sensazioni e immagini. La conoscenza cognitiva diventa prioritaria e noi perdiamo il contatto con il flusso dell’esperienza incarnata finchè questa diventa un sussurro nell’ombra, piuttosto che una ricca sorgente di consapevolezza e sensibilità. I bambini sono profondamente immersi nella loro esperienza corporea, che è immediata e vitale. Non hanno concetti o more sociali che li distraggano dall’esprimere, senza inibizioni, ciò che sentono. Karlton Terry  definisce ‘baby body language’, l‘intera gamma di espressioni emotive che va dalla disperazione intensa alla gioia radiosa. E’ da bambini che impariamo ciò che è accettabile e ciò che non lo è, quando veniamo distolti da un certo tipo di esperienze e ricompensati per altre.

Non è un caso che tendiamo a chiamare buoni i bambini che sono calmi. Ma non sempre un bambino calmo è un bambino felice. Potrebbe anche essere un bambino che ha rinunciato a quel contatto empatico di cui aveva bisogno. E’ stato documentato che i bambini fioriscono con l’empatia. Rispondono alle espressioni facciali e al tono della voce come il partner in una danza. Quello che è meno compreso è che i bambini non esprimono solo i loro bisogni immediati, ma anche le esperienze trattenute nel corpo che derivano dalla nascita e dalla vita nell’utero. I bambini sono profondamente in contatto con la memoria del corpo, molto di più di quanto lo sia la maggioranza di noi adulti. Uno dei motivi per cui i bambini piangono di più quando sono stanchi o a una cert’ora della notte, è perché, non essendo distratti, sentono più acutamente i loro vissuti corporei. Lo possiamo sperimentare anche da adulti quando ci rilassiamo o ci lasciamo andare al sonno. Iniziamo a diventare consapevoli di dolori che non notavamo durante il giorno. Ci sovvengono ricordi, questioni che ci disturbano. Potremmo sentirci in ansia per questioni che avevamo tralasciato durante il giorno.
Per i bimbi è lo stesso: ad eccezione del fatto che  la loro storia non è fatta di parole, ma di sensazioni e immagini.

Pianto di bisogno e pianto di memoria

Una delle competenze più utili per l’operatore è il saper distinguere un pianto che esprime un bisogno da un pianto che esprime una memoria. Il primo ci parla dell’essere affamati, scomodi, sovra o sotto stimolati, stanchi. Quando questi bisogni di base vengono soddisfatti il pianto si interrompe e il bambino si calma. Il pianto che esprime una memoria avviene quando il bambino ha sensazioni e immagini che sono relative alle sue esperienze precedenti, come i momenti durante la nascita in cui si è sentito sopraffatto. Questo pianto si associa a movimenti corporei ripetitivi: spingere freneticamente con le gambe, grattare e sfregare continuamente una parte della testa, o il tirare ripetutamente un orecchio. Questi movimenti a volte esprimono un impulso che era stato bloccato, come potrebbe essere il tentativo di spingere attraverso il canale del parto bloccato da un anestetico. Potrebbero anche indicare un’area  del cranio compressa dalle ossa del bacino o un momento in cui il bambino si è sentito disorientato e perduto. Ci sono momenti, nel processo di nascita, in cui il bambino non sa se riuscirà a sopravvivere come quando è sospinto da una pressione troppo intensa, inondato dagli ormoni dello stress o dai farmaci che arrivano dal cordone ombelicale, deprivato di ossigeno per la compressione durante le contrazioni. I neonati e i bambini esprimono emozioni forti che ognuno di noi associa a queste esperienze: rabbia, panico, tristezza, disorientamento.

I bambini si sentono zittiti quando un pianto di memoria viene accolto come se fosse un pianto di bisogno e dopo innumerevoli tentativi rinunciano ad ottenere ascolto, rinunciano a una risposta empatica. Questa rinuncia spesso viene  scambiata per contentezza perché il bambino appare calmo e buono.

Come genitori siamo spesso confusi di fronte al pianto del nostro figlio e non sappiamo come rispondere. Ci hanno insegnato che i bambini piangono perché hanno fame, freddo, o perché vogliono essere cambiati. Non ci è mai stato detto che è importante parlare con i bambini dei traumi che hanno incontrato e che un ascolto empatico può aiutarli a lasciare andare quello stress.

Il baby body language è una lingua esatta e, attraverso lo studio e un training appropriato, è possibile identificare con precisione lo stadio del processo di nascita di cui il bambino ci sta parlando.

Il supporto ai genitori

Aiutare i genitori a distinguere tra un pianto che esprime un bisogno da quello che esprime una memoria è uno dei fattori più importanti nel lavoro con i bambini.  Quando il bambino rilascia lo stress il suo corpo diventa più morbido e vitale. Molti sintomi come per esempio le coliche, che sono spesso l’espressione di un pianto di memoria, scompaiono appena il trauma sottostante si risolve. Comportamenti ripetitivi e movimenti frenetici e ossessivi non vengono più espressi.

Aiutare i genitori a leggere il baby body language e le nuances emozionali del bambino risveglia una nuova consapevolezza nell’innata saggezza dei propri figli. Ciò che sembrava incomprensibile ora acquista senso. Coinvolgere i genitori nel processo e lavorare con il loro permesso passo dopo passo, li fa sentire nel loro potere e genera quella sicurezza che permette di continuare a supportare i loro bambini anche fuori dalla sessione. Quando il sintomo si allevia, la comunicazione diventa più facile e il legame familiare si approfondisce. Un bambino che piange senza un’evidente ragione crea confusione e tensione nella vita familiare. Il pianto costante sconvolge le relazioni tra i genitori e il bambino e tra gli altri membri della famiglia. Crea una forte pressione sui genitori che cercano di fare il loro meglio per rispondere ai bisogni del bambino, senza però riuscire a calmarlo.

Quando creiamo uno spazio di ascolto queste memorie riaffiorano.
Per questo impariamo il Baby Body Language: impariamo a leggere il movimento del bambino e a rispondere alle sue parole motorie.

Solo così  i bambini  possono scoprire e sviluppare le risorse che li accompagneranno nella vita.