Molti eventi quotidiani “normali” che tendiamo a dare per scontati come fatti inevitabili della vita possono diventare traumatici, e quanto più piccolo il bambino è, tanto meno basta a volte per lasciare un impatto traumatico. Una caduta da nulla per esempio può diventare traumatica se il bambino non è aiutato a superarla in modo sano, specialmente se gli adulti lo svergognano per aver avuto una reazione esagerata o lo etichettano come ipersensibile.

Anche una procedura medica non strettamente necessaria può avere effetti negativi duraturi se il bambino non è adeguatamente preparato e sostenuto e le sue reazioni non incontrano un atteggiamento comprensivo e solidale.

La nostra cultura impone involontariamente ai bambini tante esperienze traumatiche, dalle pratiche ostetriche inutilmente invasive a metodi pedagogici meccanici e istituzionalizzati, alle cause di divorzio dove i bisogni emotivi dei figli sono sacrificati alle dispute dei genitori.

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Capire il trauma

Il Trauma non risiede nell’evento esterno ma nel modo in cui lo elabora il sistema nervoso del bambino.

Oggi finalmente è parte del sapere comune l’impatto devastante che il trauma può avere sul benessere emotivo e fisico, sul comportamento e sullo sviluppo cognitivo dei bambini.  Malgrado l’interesse per lo studio scientifico del trauma a livello cerebrale, poco si è scritto sulla prevenzione e trattamento, concentrando l’attenzione piuttosto sulla diagnosi e sulla terapia farmacologica dei suoi sintomi.

Con la crescente frequenza di fatti inquietanti a livello locale e mondiale occorre che genitori, educatori, medici e terapeuti si apprestino a imparare a prevenire al meglio le esperienze traumatiche.

Il trauma si ha quando un’esperienza qualunque ci stordisce come un fulmine a ciel sereno, ci travolge lasciandoci alterati e come tagliati fuori dal corpo. Ogni precedente capacità di far fronte alle cose entra in crisi e ci sentiamo ridotti all’impotenza. E’ come se il corpo ci tagliasse le gambe. Il trauma è l’opposto dell’essere in possesso di tutte le proprie facoltà. La vulnerabilità al trauma è diversa da persona a persona, in base a vari fattori, in particolare l’età e la storia precedente. Quanto è più piccolo il bambino tanto maggiore è il rischio che sia sopraffatto da eventi che non avrebbero avuto alcun effetto su un adulto o su un ragazzo più grande.  Il mito che nel primo e nel secondo anno di vita i bambini sono troppo piccoli per risentirne può tranquillamente essere messo in soffitta.

Coloro che sono traumatizzati nel fragile periodo della prima infanzia possono soffrirne il peso per sempre, come un’impronta. Il problema è che, per quanto l’evento scompaia dalla memoria cosciente, il corpo non lo dimentica.

Quando ci troviamo di fronte a una minaccia non c’è tempo per pensare, le nostre risposte primarie sono istintive. Non c’è una scelta conscia, siamo biologicamente programmati a congelare il movimento quando la fuga o l’attacco sono impossibili o sono percepiti come tali.

A differenza degli adulti che scappano, i bambini per proteggersi spesso corrono in braccio alla madre (o altra figura di riferimento). Quindi per aiutare il bambino a risolvere il trauma c’è bisogno di un adulto affidabile e sicuro. I bambini hanno bisogno di sostegno per dare sfogo alla reazione di difesa che è rimasta bloccata all’interno del loro corpo.

Le principali categorie entro le quali possiamo inserire le tipologie dei traumi sono:

  • Incidenti e cadute
  • Procedure mediche e chirurgiche
  • Violenze e aggressioni
  • Stress ambientali
  • Lutti

Il metodo Somatic Experiencing (Peter Levine) si basa NON sull’anamnesi ma sulla biologia, cosicché gli interventi per alleviare la sofferenza possono prescindere dalla conoscenza della storia personale che ha dato origine al trauma. Per quanto può essere utile, conoscere la causa non è indispensabile per aiutare le vittime. Spesso, tuttavia, dato che il corpo conserva la storia, quando si aiuta un bambino a superare il disagio in cui si trova succede che la causa venga alla luce. Ma quello che più conta è che il corpo contiene la soluzione.   **

I giochi appropriati, l’arte, le storie, la musica diventano potenti strumenti di aiuto per i bambini che hanno avuto esperienze traumatiche o difficili.

Le sessioni avvengono alla presenza di almeno un genitore (a scelta del bambino), il gioco è indirizzato alla risposta biologica del bambino, al rilascio delle tensioni e alla consapevolezza dell’esperienza corporea.

La massima “un grammo di prevenzione vale un chilo di cure” non potrebbe essere più vera, la prevenzione delle conseguenze nocive di eventi spaventosi è spesso semplice, se sostenuta dalla famiglia e da uno specialista S.E. .  Sì, un aspetto importante delle sedute di S.E. è che il bambino, come l’adulto, impara a “gestire” meglio le sue risposte agli stimoli, impara ad affrontare la vita.

 

** Testo tratto liberamente dal Libro: Il Trauma visto da un bambino di Maggie Kline e Peter Levine